La Supervisione

" L' analista che diventi sei tu e soltanto tu;
bisogna aver rispetto per l'unicità
della propria personalità
- è questa che usiamo"

Wilfred R. Bion

 

La supervisione, insieme all'analisi personale ed ai seminari clinici (teorico-tecnici), è una delle attività fondamentali per la formazione degli psicoanalisti e degli pisicoterapeuti. Essa è strumento fondamentale per la crescita professionale, favorisce lo sviluppo di competenze cliniche e tecniche. 
Il percorso di formazione, pertanto, prevede la partecipazione alla supervisione clinica dei casi. La discussione del caso clinico è un lavoro di elaborazione condivisa di quanto accade durante la psicoterapia, delle dinamiche, delle emozioni e dei vissuti complessi, spesso intessuti di profonda sofferenza, che coinvolgono lo psicoterapeuta ed il paziente. L'attività di supervisione risponde alla necessità dello psicoterapeuta di avere una "visione" esterna che aiuti a "superare" le difficoltà che si presentano nel lavoro clinico con i pazienti ed a distanziarsi dal coinvolgimento emotivo diretto che lo psicoterapeuta vive nella seduta. Funzione del supervisore è, infatti, quella di creare uno spazio in cui riflettere, analizzare, dare contenimento alle emozioni generate nella seduta, esaminare il lavoro e la relazione terapeutica, le dinamiche complesse del processo analitico, il transfert e il controtrasfert, le difficoltà ed eventuali empasse, agiti, enactment. L'ascolto attento e partecipe aiuta a comprendere la dinamica in atto nel rapporto psicoterapeuta paziente. la funzione di contenimento e di riflessione è necessaria per superare le difficoltà, per favorire e preservare il benessere mentale del terapeuta e del paziente, per promuovere lo sviluppo positivo della psicoterapia. la possibilità di ripensare, riesaminare la modalità di funzionamento- disfunzionamento del lavoro terapeutico e di rielaborare quanto accaduto, genera soluzioni possibili. Il confronto si trasforma per il terapeuta in possibilità di sperimentare e consolidare quella che Bion definisce "capacità negativa" (Bion, 1970), strumento per salvaguardare ed implementare la propria capacità di lavorare in modo efficace. Nella supervisione lo psicoterapeuta ha la possibilità di analizzare anche il suo stato mentale e la qualità del suo funzionamento mentale, per ottenere risultati efficaci, dovrebbe orientarsi ad essere "senza memoria nè desiderio" (Bion 1970), cioè permanere nel dubbio senza persecuzione, nel sapere aspettare e rispettare i tempi del paziente, nell'ascolto emotivo ed empatico senza angoscia ( Ferro, 2007). Inoltre, per lo psicoterapeuta il confronto con il supervisore diviene possibilità di affinare le proprie competenze, di conoscere il proprio stile di lavoro e la propria identità professionale. Nella supervisione di gruppo, il terapeuta ha la possibilità di confrontarsi con punti di vista molteplici e differenti da cui emmergono elementi inosservati. La supervisione di gruppo è quindi uno spazio di revisione ed elaborazione del materiale clinico presentato, in cui i diversi contributi arricchiscono il lavoro terapeutico, trasformano e sciolgono i nuclei complessi e problematici, sviluppando nuovi percorsi. Il gruppo, con la conduzione del supervisore, assume la funzione di analizzare quanto accaduto, comprenderlo, organizzarlo, attribuirli un senso. Il terapeuta ha a disposiozione un apparato esterno, il gruppo condotto dal supervisore in grado di pensare, di accogliere i contenuti più difficili, che possono essere raccontati. Le emozioni, anche quelle più violente e spaventose, possono essere nominate e comprese. Poter raccontare significa poter dare ai contenuti una narrazione ordinata. nella narrazione il groviglio emotivo si organizza in una forma comunicabile, in una trama in cui le emozioni possono essere riconosciute e rappresentate (Ogden, 2009). Alla possibilità di narrare è sottesa la trasformazione affettiva, propulsiva della psicoterapia (Ferro,2007). La supervisione può essere rappresentata come una cabina di regia, in cui gli spezzoni, le scene/sedute, possono essere riviste, rielaborate, rimontate in un film visibile, dotato di senso. Nella cabina di regia il terapeuta può portare ogni genere di film, ovvero tutte le emozioni vissute in seduta, tutte le storie raccontate, tutto ciò che è stato vissuto nel set-setting/stanza di analisi. La cabina di regia, diversamente dalla stanza d'analisi, è uno spazio di lavoro di maggiore distanza e separazione emotiva, in cui il coinvolgimento emotivo è meno forte. Il gruppo è quindi un team di lavoro che, in maniera più distaccata, osserva e ricompone il mondo psichico, il processo terapeutico, la relazione terpeuta-paziente, rispettandone la ricchezza e la complessità. Il lavoro di supervisione esplicita ed evidenzia anche gli elementi che restano sullo sfondo, ricuce quelli spezzati, riconosce gli elementi alieni ed alienanti che spesso bloccano la mente del terapeuta, trasforma gli elementi non detti in comunicabili (Ogden, 2009). Il lavoro di regia aiuta a metabolizzare elementi rimasti in sospeso che, se non digeriti, possono diventare tossici e rischiosi per la riuscita del lavoro terpeutico e la salute della copia analista paziente. Costruzione e ricostruzioni di scenari infantili, fantasmi, relazioni, fantasie, oggetti interni, apparsi nella stanza d'analisi, prendono vita nella supervisione come personaggi in cerca d'autore, che chiedono, cioè, di essere ascoltati e raccontati per non essere così terrificanti. La cabina di regia è un campo mentale in cui comprendere e metabolizzare, attraverso la capacità e l'attività di "sentire, pensare e sognare" (Ferro, 2007) ed il lavoro di "dreaming up" (Ogden, 2009), il dolore non pensabile ad alfabetizzare emozioni e stati mentali. La supervisione è dunque strumento indispensabile per la psicoterapia e per poter rispondere alla responsabilità che la psicoterapia implica e richiede allo psicoterpeuta ed al paziente. Responsabilità e rispetto del dolore, della cura, del molteplice umano, del lavoro analitico è responsabilità dell'analista che si diventa.

 

Quando si svolge

La supervisione può essere richiesta dalloo psicoterapeuta come consulenza individuale al supervisore.
La supervisione di gruppa è organizzata a carenza mensile. Inoltre, durante i seminari clinici del venerdì sera è previsto un gruppo di discussione dei casi clinici.
Il gruppo di supervisione è condotto dal prof.  Paolo Follesa, Psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) ed è composato dai docenti e didatti della SPC di Cagliari, dagli allievi ed ex allievi.

Bibliografia

Bion, W. R. (1970), Attenzione e interpretazione. Tr. It. Armando, Roma, 1973
Bion, W.R. (1987), Seminari clinici. Tr. It. Armando, Roma, 1989
Ferro, A., (2000), Teoria e tecnica della supervisione psicoanalitica, Raffaello Cortina, Milano
Ferro, A., (2007), Evitare le emozioni, vivere le emozioni, Raffaello Cortina, Milano
Grimberg, L., (1989), La supervisone psicoanalitica, Raffaello Cortina, Milano, 1989
Ogden, T., (2009), Riscoprire la psicoanalisi, Tr.It. CIS editore, 2009